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Indagini archeologiche sulla collina di Castello nel Comune di Mendrisio, Quartiere di Tremona (1988-2011)
Le prime indicazioni sulle potenzialità del sito
Le ricognizioni di superficie, effettuate alla fine degli anni Ottanta sull'area sommitale della collina, che le mappe 1:25'000 riportano come Castello (img 6), avevano evidenziato, oltre a corone di muri parzialmente riconoscibili (img 7), la presenza di reperti fittili (img 8), litici (img 9) e metallici (img 10) attribuibili ad almeno quattro fasi di frequentazione.
La prima e più antica era riferibile genericamente al Neolitico (VI-III millennio a.C.).
La seconda, meno appariscente quantitativamente, confermava con sicurezza un orizzonte relativo all'Eneolitico (3300-2200 a.C.).
Dopo un vuoto cronologico piuttosto importante per l'età del Bronzo (2200-1200 a.C.), attribuibile quasi certamente alla mancanza in superficie di reperti di quel periodo, si passava ad una fase di frequentazione molto intensa durante la prima età del Ferro, documentata dalla presenza di ceramiche grossolane e fini della cultura di Golasecca (IX-IV secolo a.C.).
Non erano per contro ben testimoniate le presenze della seconda età del Ferro (IV-I sec. a.C.), del periodo romano (I-V sec. d.C.) e del periodo barbarico (VI-IX sec. d.C.), mentre risultava ben documentata l'occupazione di età basso-medievale, dalla fine del IX al XIII secolo.
Nell'arco di tempo fra il 1988, anno della scoperta, e il 1993, alla scadenza della prima concessione di scavo, sono state scattate diverse fotografie aeree (img 11 e img 12) che hanno rivelato la presenza di vari edifici e di un perimetro murario, confermata in seguito dai rilievi sul terreno.
Iniziano le ricerche
La prima fase delle ricerche archeologiche si è svolta fra il 1991 e il 1993 ed ha avuto come obiettivi: il rilievo di tutte le strutture emergenti; la ricognizione sistematica dei fianchi della collina; la pulizia dell'area situata all'interno della cinta muraria; un'indagine geofisica di aree scelte; una prima esplorazione del crepaccio sul lato N della sommità e lo scavo di alcuni saggi limitati.
Il rilievo (img 13) ha interessato la parte alta e la sommità della collina ed ha permesso la stesura di una prima pianta generale dell'insediamento comprendente anche la cintura muraria.
Le ricognizioni di superficie atte a valutare la potenzialità archeologica del sito hanno interessato l'intera collina di Tremona-Castello e le aree adiacenti e sono state condotte in modo sistematico, anche se la fitta vegetazione e il denso strato di fogliame non hanno certo facilitato l'individuazione di eventuali materiali in superficie. L'analisi dei dati raccolti durante le ricognizioni ha evidenziato una maggior concentrazione di ceramiche preistoriche, soprattutto di impasto grossolano, sul terrazzo N, all'esterno dell'insediamento basso-medievale.
Nell'area all'interno del perimetro murario, i materiali raccolti durante i lavori di pulizia - utensili, armi, parti di arredamento e abbigliamento in ferro e bronzo (oltre 300 oggetti relativamente ben conservati) - hanno confermato i dati raccolti in precedenza, sostenendo ulteriormente l'ipotesi della presenza di un insediamento basso-medievale di notevoli dimensioni.
Nel mese di luglio del 1992 cinque aree, scelte in base alle loro caratteristiche morfologiche, sono state sottoposte ad indagine geofisica da parte del prof. dr. P. Strange del Dipartimento di Ingegneria elettronica dell'Università di Nottingham. In tre delle cinque aree esaminate sono state registrate delle anomalie che potrebbero indicare la presenza di altre strutture archeologiche.
Le prime esplorazioni delle pareti e del fondo del crepaccio (img 14) hanno rivelato la presenza di forti concentrazioni di frammenti di ceramica, di parti di oggetti di bronzo, oltre che di ossa umane ed animali.
Fra il 1991 e il 1993 sono stati effettuati sette saggi limitati (tre all'esterno: A, B, C (terrazzo N); e quattro all'interno del perimetro murario: D, E, F, G) con l'obiettivo di confermare i dati scaturiti dall'analisi dei materiali di superficie, di verificare la struttura stratigrafica di vari punti della collina e di individuare possibili strutture preistoriche segnalate dagli accumuli di materiali antropici.
I risultati dei primi saggi di scavo (1991-1993)
Gli scavi dei sette sondaggi effettuati fra il 1991 e il 1993 hanno portato ulteriori conferme per i periodi in questione, senza tuttavia poter individuare tracce di muri o di altre strutture relative ai tipi di ceramiche recuperate.
I saggi esterni (A, B, C)
Le trincee scavate all'esterno dell'insediamento medievale (img 15) presentano tutte le medesime caratteristiche: scarsa potenza dello strato di humus e invasione distruttiva da parte di radici di piante ed arbusti; non trascurabile danneggiamento causato agli strati antropici dalle talpe e dalle radici della vegetazione in rapida progressione verticale; assenza di una qualsiasi forma di stratificazione identificabile con certezza; il manto di humus, dalla superficie odierna alla roccia dolomitica, è composto di terra molto granulosa frammista a ciottoli spigolosi di piccola e media grandezza con frequenti ciottoli arrotondati di origine glaciale.
Da questi contesti molto eterogenei proviene la ceramica inglobata in modo caotico e senza alcun ordine stratigrafico. L'osservazione dei vari materiali fittili e litici recuperati durante lo scavo, la loro posizione altimetrica ed i relativi contesti, fanno pensare che ci si trovi di fronte ad un'opera di bonifica del terrazzo appena sotto il limite N della collina, che in origine doveva essere privo del manto humoso e molto irregolare.
I saggi interni (D, E, F, G; crepaccio)
Dai saggi di scavo interni e dalle ricognizioni nel crepaccio che costituisce il limite del terrazzo settentrionale, sono stati recuperati complessivamente 300 kg di reperti fittili databili fra il Bronzo finale e la prima età del Ferro (IX-IV sec. a.C.). Lo stato di conservazione è da buono a molto buono, le superfici sono perfettamente leggibili e i margini di frattura non presentano quasi mai arrotondamenti dovuti a fluitazione. Fra i cinquecentonovanta frammenti di orli esaminati sono presenti ceramiche di impasto grossolano (89%), medio (5%) e fine (6%). La ceramica finemente depurata è riscontrata nelle forme del G III e nei bicchieri del G I e G-IIA. Fra gli orli esaminati, le forme più ricorrenti sono i vasi biconico-convessi (30%), le olle (9%), i vasi biconici (7% ca.), i vasi troncoconici (6% ca.), i bicchieri (3%), i piatti (1.5% ca.) e le olle cordonate (1.5% ca.). Il rimanente è costituito da vasi troncoconici e biconici, dolii o forme non identificabili con certezza. I recipienti risultano quasi sempre formati a mano. I bicchieri del G I / G-II A sono rifiniti al tornio lento e le forme attribuibili al G III sono prodotte con il tornio veloce (img 16). Talune forme sono lisciate alla stecca, altre presentano una finitura con panno o spazzola.
Le decorazioni sono poco variate e costituite perlopiù di tacche in ordine lineare, impresse con vari tipi di punte, a unghiate o a ditate, disposte sull'orlo e sulla spalla. Il 53% degli orli esaminati è decorato con leggere o profonde scanalature. Sono pure presenti i cordoni decorati a tacche, applicati appena sotto l'orlo.
Relativamente pochi sono i recipienti in ceramica fine, fra cui 13 bicchieri e 102 ciotole. In soli quattro casi sono state rilevate tracce di verniciatura. La cronologia dei reperti fittili viene confermata da numerosi oggetti di bronzo, fra cui diversi frammenti di fibule (img 17) datate fra il X e il IV sec. a.C.
Il ritrovamento di 116 reperti litici (img 18) suddivisi in lamelle, raschiatoi, grattatoi, cuspidi, asce e nuclei non pone dubbi circa la loro attribuzione al Neolitico. Desta particolare interesse la contemporanea scoperta in contesti non disturbati della prima età del Ferro di lamelle, nuclei e grattatoi, aprendo di fatto interessanti prospettive circa l'uso della selce anche in questo periodo.
Le pareti della trincea E (img 19), evidenziano nella parte superiore uno strato di terra frammista a schegge e ciottoli di materiale dolomitico disturbato dall'azione delle radici. Da questo strato provengono i reperti metallici pertinenti all'insediamento bassomedievale e qualche raro frammento di pietra ollare, mentre è totalmente assente la ceramica preistorica, che inizia però negli strati inferiori non intaccati dalle attività antropiche più tarde. Questi frammenti, dello stesso tipo ritrovato nelle trincee esterne, erano in giacitura orizzontale e presentavano evidenti segni di abrasione causata da un continuo spostamento sulla superficie di un battuto, particolare questo non riscontrato sui materiali scavati all'esterno.
Il potenziale dell'area indagata
II risultati delle prime ricerche (ricognizioni, primi piani, indagini preliminari del sottosuolo) sono stati superiori alle attese. Resti di strutture, reperti fittili, metallici e litici sono stati riconosciuti anche in punti all'interno e all'esterno dell'area di insediamento. Per ovvi motivi di ricerca e di preservazione del sito non possono essere indicati con chiarezza in questa sede, ma possono comunque essere così riassunti:
a) riparo sotto roccia (img 20) con evidenti tracce di un accampamento, la cui natura e cronologia sono ancora da determinare;
b) tumulo di pietre A (img 21), parzialmente disturbato da scavi clandestini;
c) tumulo di pietre B, parzialmente disturbato da scavi clandestini;
d) terrazzo con probabili fondi di capanne;
e) terrazzo con anomalie magnetiche (img 22) e presenza di reperti fittili superficiali;
f) delimitazione in muro a secco di un probabile recinto per animali pertinente forse all'insediamento medievale;
g) ceramica grossolana da insediamento, tipologicamente situabile fra il Bronzo finale e la prima età del Ferro (XII-X sec. a.C.), proveniente dalle scarpate di una strada forestale;
h) insediamento di epoca da determinare;
i) terrazzamenti di epoca e funzioni da determinare.
Le motivazioni per la ricerca
Sulla base dei dati ricavati dalle indagini precedenti, la ricerca a Tremona-Castello propone, fra gli altri, due motivi di grande interesse archeologico e storiografico.
Per l'età del Ferro il sito risulta a tutt'oggi come l'unico noto nel territorio ticinese e nella aree limitrofe che possa fornire informazioni puntuali sullo sviluppo di un insediamento fra il X-IX e il V-IV secolo a.C. Per questo periodo sono note migliaia di tombe, ma mancano dati sicuri sugli insediamenti dei vivi e le loro suppellettili di uso quotidiano;
Per il periodo medievale, il sito si propone come l'unico giunto fino ai giorni nostri pressoché intatto, in grado di fornire dati sicuri e dettagliati sullo sviluppo architettonico, culturale e sociale di un insediamento rurale collinare.
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