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Indagini archeologiche sulla collina di Castello nel Comune di Mendrisio, Quartiere di Tremona (1988-2011)

Le campagne di scavo dal 2009 in POI - Il terrazzo SUPERIORE

La pubblicazione degli scavi del terrazzo inferiore, ormai praticamente esaurito, pose i responsabili di fronte alla questione dell’opportunità o meno di continuare gli scavi sul terrazzo superiore. Riflessioni di carattere paesaggistico e la valutazione di una conservazione di un patrimonio archeologico da investigare in futuro si scontrarono con l’evidente degrado del sito inesplorato a causa della crescita degli alberi e di altri infestanti e dell’evidente importanza archeologica di completare l’analisi di un sito comprensibile solo se analizzato e indagato come un’unità, quindi nella sua interezza.

Dal 2009 i lavori di scavo continuano a pieno regime sul cosiddetto terrazzo superiore, sorprendendo coloro che ritenevano esaurita l’argomentazione archeologica, sottolineando ancora una volta quanto l’assenza di fonti storiche sia in aperto, per non dire palese contrasto con quanto riportato alla luce giorno dopo giorno.

Considerazioni preliminari (work in progress)

La parte alta della collina si differenzia nettamente dalla parte bassa della collina. Sebbene sia ancora troppo presto per tirare le prime conclusioni è però lecito esplicitare alcune considerazioni, evidenti al primo colpo d’occhio. In sintesi la parte alta della collina sorprende (ad esempio) per le seguenti ragioni:

la presenza di un recinto fortificato interno - massiccio (!) - che suggerisce la presenza di un castello “classico”, provvisto di un’ampia torre/mastio (identificata) e di locali interni di natura incerta (ancora da indagare). Origine, evoluzione in relazione al restante insediamento, cronologia dell’abbandono e molti altri elementi sono oggetto di grandi speculazioni, p. es. in relazione alla presenza (continua sulla superficie dell’insediamento) di un substrato romano di difficile interpretazione oppure in relazione alle sepolture d’epoca longobarda. Anche la fine del castello medesimo, distrutto forse dal medesimo assalto che cancellò ogni presenza umana (forse) dall’insediamento sarà particolarmente interessante.

La tipologia degli edifici (dal 28 in poi) è profondamente mutata rispetta a quella del terrazzo inferiore. Da un lato si accavallano meno piani di calpestio per locale, tuttavia fattura e qualità dei muri sono nettamente migliori e, a sorpresa, si ripetono in singoli locali rinvenimenti di uno/due secoli più recenti (XIV-XV secolo) del presunto orizzonte di abbandono dell’insediamento. Curiosamente diminuisce la presenza monetale, per avere in compenso la prima ceramica invetriata lombarda.

L’assetto viario dell’insediamento si complica notevolmente, con profondi mutamenti nel corso della sua esistenza. La lettura totale dell’insediamento fornirà al termine dei lavori un’opportunità di studiare l’evoluzione di assi viari nei secoli della forte crescita demografica dopo l’Anno Mille.

Le stratigrafie tra gli edifici, in particolare la posizione delle soglie i relativi piani di calpestio, mostrano uno schema apparentemente diverso, più complesso rispetto al terrazzo inferiore.

Per la prima volta in tutto l’insediamento si ritrovano i primi frammenti di recipienti medioevali di ceramica. Questa scoperta, unitamente ad altre osservazioni segnalate in alto sembrano suggerire una distinzione nella cultura materiale e (forse) sociale tra i due terrazzi.

 

 

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